José María Zavala - IL PROFETA

Il grande romanzo di Gesù di Nazaret
(Piemme)

 

Secondo me, Gesù è stato il più grande, rivoluzionario, ribelle, affascinante uomo mai esistito. Per questo leggo le biografie che escono su di lui, sono avida di particolari della sua vita e della sua quotidianità.
La storia è nota. Ma ogni volta si compie il miracolo di una ri-scoperta. Nel libro di José María Zavala, “Il Profeta”, Piemme (100.000 copie in Spagna in soli due mesi!), ho dunque sguazzato felice, perché, oltre alla monumentale ricerca storica che si evince da ogni pagina e che mi ha dato sicurezza delle fonti, mi ha offerto un clima da spy story che non guasta (!) e una prospettiva assolutamente originale.
Infatti, la voce narrante è Lucio Fedro Celere, un romano contemporaneo di Gesù, un ufficiale pretoriano cui l’imperatore Tiberio affida la “Missione Colomba”, ovvero spiare il Nazareno, considerato un agitatore che crea problemi al Sinedrio ebraico, minando la stabilità della Galilea, della Samaria e della Giudea. Gli Ebrei chiedono l’intervento dei Romani i quali vogliono prima capire di chi e di cosa si stia trattando.
Ovviamente Lucio possiamo essere noi: gli scettici o addirittura coloro che guardano con ostilità la figura, anche storica, di Gesù. Lucio all’inizio è un soldato che uccide, un gladiatore 007 che crede negli dèi della triade capitolina, Giove, Marte e Quirino, che irride al concepimento verginale di Gesù, che considera assurdo il mancato ripudio di Giuseppe verso Maria, che pensa che i Magi siano leggendari, che trova patetico essere nato, per uno che vuole diventare il Salvatore degli uomini, in una stalla, cioè che tutto ciò che ruota intorno a Gesù sia pura fiaba. Io penso però che, a mano a mano che il libro scorre, ogni lettore, anche ateo, si senta toccato, proprio come Lucio che all’inizio ha solo l’obiettivo di servire Roma e riempirla di gloria, screditando un impostore, e poi pian piano si trasforma, suo malgrado. Fin dalla prima volta in cui vede il Maestro (“Allora Gesù si voltò, e lo vidi per la prima volta. Aveva uno sguardo luminoso, profondo, infinito come un mare calmo. La sua espressione era magnetica e seducente. Sorrideva apertamente.”, p. 89) qualcosa di inspiegabile si muove dentro di lui. E, da espressioni e comportamenti quasi farisaici sorgono gli “E se fosse vero?”, il sentirsi disarmato (lui che paradossalmente aveva sempre vissuto con spada e scudo indosso), i brividi inspiegabili dentro di sé fino all’ammissione, tra pagina 210 e 211 e oltre, che apposta non vi svelo. Certamente abbiamo la Bibbia per farci toccare dalla Parola di Dio e un romanzo non può convertire! Ma serve anche un romanzo, forse, per scuoterci. Non dopo 400 pagine per dichiararsi cattolici ma per essere almeno leggermente “smossi”, forse sì. Chi può dirlo? Fa impressione sentir parlare Erode, Pilato, gli amici di Gesù, Pietro (verso cui Zavala ha un debole, perché lo considera molto umano, uno di noi, che magari ci professiamo credenti ma tradiamo Cristo ogni giorno, come lui che prima lo ha visto addirittura resuscitare Lazzaro e poi lo rinnega tre volte… eppure è la roccia su cui Gesù ha deciso di edificare la Chiesa…), Maria di Magdala, Andrea, Giuda e il mistero insondabile che lo avvolge…
Non è solo un libro per credenti, anzi direi che non lo è affatto, perché riguarda la dimensione di una vita realmente esistita, storica, che ha saputo incarnare valori ora completamente disattesi nella nostra società quali l’amore gratuito, la mitezza, la pace!!!
Mi riecheggia la domanda di Gesù: “La gente, chi dice che io sia?”. Possiamo rispondere con “un personaggio storico”, “un profeta” (non a caso il titolo del libro…), “un rivoluzionario,” “un uomo mite”, non tutti possono dire “il Cristo.” “Il Profeta” offre un modo nuovo e originale, laico se vogliamo, di rileggere le azioni di Gesù.

 

Perché davanti al Gesù storico nessuno può rimanere indifferente, nessuno può disconoscere la logica rivoluzionaria che ha portato con sé, e non sto parlando di fede o di credo nel Cristo. I cattolici sanno che Gesù è Cristo e credono nell’ultimissima parte della sua vita cui invece si arrendono i non credenti: una tomba vuota, la Resurrezione, la vittoria sulla morte. Ma queste sono, ça va sans dire, anche le ultime pagine del libro.

 

VOTO DA 1 a 5: 5


E comunque mi piace condividere con voi le acute riflessioni di Massimo Recalcati su come i laici possano affrontare e vivere anche loro il mistero della Resurrezione. Lo psicanalista afferma che dall’evento della Resurrezione possiamo imparare l’amore per la vita ogni giorno: nel sepolcro non c’è un cadavere, non c’è un uomo che è morto ed è tornato lì, non c’è un fantasma. C’è un’assenza gravida di presenza che consente sempre un nuovo inizio (“Io farò nuove tutte le cose”). L’assenza diventa in realtà un incontro che non cessa di ripetersi ogni giorno della nostra vita (“Io sono con voi tutti i giorni”).
Non un morto che riappare… un Incontro. Per ogni giorno della nostra vita.
Mi è sembrata una riflessione profondissima e universale, da condividere.

 

Libraia Fra